Prossima Varese

Cosa vogliamo fare?
Noi chiediamo ai cittadini di Varese (e anche a chi a Varese lavora o studia) di dare un contributo, come a Firenze: una parola, uno slogan, una proposta, un’azione concreta, per riassumere un’idea da regalare alla propria città.

Come?
Con una mail a prossimafermatavarese@gmail.com.
Con un commento a questo post.
Rispondendo all’invito ad aderire al gruppo “Prossima fermata Varese” su Facebook.

E poi?
Organizzeremo un’assemblea, nel mese di gennaio, in cui ciascuno potrà presentare la propria proposta. Il risultato sarà un contributo di idee a disposizione del Partito Democratico e del dibattito per le primarie dl centrosinistra. Un regalo al PD e al candidato Sindaco alle prossime elezioni amministrative.

Un’iniziativa che non è un gioco o un sondaggio, ma un invito alla partecipazione e alla condivisione. Perché siamo convinti che anche nella stazione di Varese, come nelle altre che si stanno aprendo, si possa immaginare un’Italia diversa, rinnovata.

La prossima Italia: vicina, solidale, nuova e, a suo modo, rivoluzionaria.

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5 risposte a “Prossima Varese

  1. Pingback: Le nostre parole | Prossima fermata Varese

  2. Gabriella Zonno

    La mia parola per il convegno è diversità, perché qui in provoncia di Varese non trova cittadinanza chi è diverso. Diverso di colore e diverso culturalmente. Basta infatti essere di un’altra regione e non solo di una reiogne del sud per essere trattati da diversi per non dire estranei. Diversità perchè solo l’incontro delle varie opinioni culturali e politiche può portare ricchezza economica e sociale. Si cresce solo se si è disposti al confronto. Il che sognifica mettersi in gioco socialmente ed anche umanamente. Cosa che in provincia di Varese si tende ad evitare come se la diversità( diversità di genere, di colore, di provenienza) fosse considerato il convitato di pietra. Ergo un argomento da evitare come la peste. Ci vuole altresì molta cultura per accettare la doversità, per metttersi in gioco. Il fatto che un piccolo contributo sulla diversità sia stato cassato la dice lunga su quanto ci sia ancora da fare in questa direzione. Tutto questo rientra in ambito politico perché uno dei problemi che dobbiamo chiarirci in Italia è quanta libertà e rispetto della diversità ci sia. A questo proposito si potrebbero citare i diritti presunti e spesso negati dei disabili e delle donne. Il discorso vale in generale ma anche all’interno dei partiti. Infatti, il Pd che si ritiene democratico poi non è esente dal maschilismo, ad esempio. Non ultimo provate a pensare a quante donne sono dirigenti di partito. A quante battute di stampo maschilista si fanno dentro al Pd. Sono tanto lontane Quelle battute da chi è portatore di pseudo valori semi fascisti ? A me non pare proprio. Con il che chiudo sperando che non venga cassato questo mio commento

  3. La mia prima parola sulla città è… innovazione!

  4. Sono molto felice di questa iniziativa, meritevole. Vi ho appena mandato una mail con le mie proposte frutto di studio e ricerche. Sono assolutamente favorevole alla condivisione al 100%, ovvero è giusto che i cittadini dotati di intelletto e di capacità contribuiscano al bene del paese. Viceversa anche i partiti politici condividano il loro finanziamenti con questi cittadini o li integrino finanziariamente e politicamente nelle loro proposte. Mi sta bene offrire quando le cose stanno alla pari, perché nessuno mi esonera da pagare affitto, bollette, tasse e quant’altro. C’è un buon articolo nella rivista dell’antropologo Massimo Canevacci, Scienze Sociali, in cui si interviene ponendosi il quesito se questa nuova modalità di “scendere in campo” della politica attraverso questo nuovo strumento dei social network sia vincente; conclude l’articolo dicendo che la risposta al quesito non c’è ancora e bisognerà attendere gli eventi. Io rispondo, invece, con un detto buddhista che recita: “Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Ora sono saggio e ho cambiato me stesso”. Ovvero, i social network, come dice la parola stessa lavorano nel network, nella rete, quindi non si limitano ad aver una struttura orizzontale e di condivisione, ma la loro stessa essenza è la condivisione. Una buona lettura inerente l’argomento è quella del libro “Il dono al tempo di Internet” (http://www.youtube.com/watch?v=FhGPm9KkBUE&feature=related) di Marco Aime, antropologo e Anna Cossetta. Tra l’altro c’è un video di Aime su youtube che narra dell’invenzione di culture, appunto, come cita la Dematteo (http://www.youtube.com/watch?v=CQ68NjMl3i4&feature=related); come sempre senza andare all’estero, magari se cercassimo meglio dentro casa nostra chissà quanti tesori troveremmo. Chiusa parentesi. Viceversa, la politica finora adottata è a struttura piramidale ed anche la sua stessa essenza è piramidale. Quello che oggi la politica sta tentando di fare è di usare una nuova struttura, usando, però gli stessi principi essenziali di sempre. Di fatto non cambia nulla, anzi, è una corsa al massacro per la vecchia politica ed un’esposizione fortemente rischiosa, dato che ciò che conta in rete è la reputazione; oltre a ciò, la rapidità di connessioni e la velocità nella transizione di informazioni è talmente istantanea e fuori controllo, che una notizia appena pubblicata è già vecchia e può essere dibattuta e ribaltata da chiunque in qualsiasi momento. Allora, a mio modesto giudizio, modesto ma comprovato da studi e ricerche liberi e senza alcun finanziamento, oggi ciò che serve alla politica, visto il sintomo di rinnovamento che la coinvolge, è una riconversione nella sua essenza, dalla piramide al network ed è assolutamente necessario essere accompagnati da esperti nel settore. Per questo mi sto proponendo. Quindi, le idee e i progetti correlati da una voglia di cambiamento interno della stessa politica che, prima di tutto, è sociale e sempre in prima linea. Gli stessi progetti, se sono veramente innovativi, portano inevitabilmente ad un’evoluzione della politica, quindi ad un’evoluzione culturale. Contattatemi, sono sicura che la luce del vostro cuore è più grande del vostro illusorio interesse materiale, è mia figlia che ve lo garantisce e la sua voglia di crescere in un mondo di pace. Sara Ossola

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